Stamattina venendo a lavoro in radio si parlava del problema dell'assenteismo degli statali, in vista del rinnovo dei contratti nazionali e dell'ennesimo sciopero generale preannunciato per il 2008; il problema dell'assenteismo degli statali che beneficiano dell'ormai utopistico "posto sicuro" è pari a circa 14 mld di euro, ossia l'1% del PIL nazionale (e già qui mi girano!).
Oltre a ciò si è parlato anche della scarsa preparazione matematico-scientifica dei giovani italiani, al 36° posto nella classifica OCSE, e della conseguente perdita di competitività dell'economia nazionale.
A lavoro poi mi sono imbattuta in un interessante articolo in cui si parlava di studio e lavoro, un punto di vista che secondo me costituisce il trade d'union delle diverse problematiche qui accennate.
Noi nati negli anni 80 siamo cresciuti in un'epoca di benessere, ci è stato insegnato che bisogna studiare andare all'università e laurearsi, trovare un posto sicuro e metter su famiglia; effettivamente i genitori all'epoca non potevano sapere che i tempi sarebbero cambiati, che i loro figli sarebbero stati la generazione del precariato, delle ferie non pagate e dei contributi non versati.
Per chi non lo sapesse, mi sono laureata in tempi record con il massimo dei voti in una facoltà non troppo semplice, lavoro 8 ore al giorno a 8€/h lordi, ferie e permessi non sono pagati, verso regolarmente i contributi assicurativi e fiscali malgrado io sia un soggetto, fiscalmente, nullatenente (confido nel credito d'imposta) e non ho contributi previdenziali nè tredicesima.
Non importa, va bene così perchè il mercato vuole così, aiutiamo l'economia e l'impresa a contenere i costi del personale: regola base di mercato, se l'offerta di lavoro aumenta il prezzo cala.
Il problema è questo: l'offerta di lavoro. I laureati sono troppi e la laurea non garantisce più nulla, nè un posto sicuro ai neolaureati nè, tanto meno, lavoro qualificato alle imprese; la mentalità alla base è sbagliata, perchè la laurea non è un dovere, ma un mezzo funzionale ad eventuali obiettivi futuri.
Guardando le nuove generazioni poi la situazione è ancora più drammatica: veline, calciatori e tronisti sono le nuove icone simbolo di successo. Per arrivare dunque non serve studiare?! A tale proposito urge una precisazione: non si studia per arrivare, lo studio e la riflessione formano l'uomo nel più alto senso del termine, creano una cultura personale e sociale, aprono la testa e fanno sperare in un mondo migliore.